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Lavoro & persone

Licenziamento: basta il consulente del lavoro o serve un avvocato?

Redazione Iusful | 21 ottobre 2026 | 8 minuti di lettura
Foto di Freepik
In breve

Dipende dalla fase. Il consulente del lavoro copre gli adempimenti amministrativi del licenziamento e può assisterti nella conciliazione. La scelta del tipo di licenziamento, la contestazione disciplinare, la lettera e la difesa davanti al giudice del lavoro sono materia legale: lì serve un avvocato, perché un errore di procedura rende il licenziamento inefficace o ti espone a un'indennità.

  • Consulente del lavoro: Adempimenti amministrativi del rapporto (L. 12/1979); può assistere le parti nella conciliazione (art. 7 L. 604/1966)
  • Avvocato: Scelta del tipo di licenziamento, contestazione, lettera, trattativa e difesa davanti al giudice del lavoro
  • Forma: Il licenziamento va comunicato per iscritto con i motivi, altrimenti è inefficace (art. 2 L. 604/1966)
  • Procedura disciplinare: Contestazione scritta, almeno 5 giorni per le giustificazioni del lavoratore, poi la sanzione (art. 7 L. 300/1970)
  • Impugnazione: Il lavoratore ha 60 giorni per impugnare e altri 180 per depositare il ricorso (art. 6 L. 604/1966)
  • Tutele crescenti: Per gli assunti dal 7 marzo 2015 il licenziamento illegittimo si risolve di regola con un'indennità (D.Lgs. 23/2015)
  • Iusful: Nelle prime 48 ore sai cosa comporta e quanto costa; l'avvocato segue contestazione, trattativa e accordo fino alla firma
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Chi fa cosa in un licenziamento

Per un licenziamento servono di regola entrambi, ma in fasi diverse. Il consulente del lavoro copre l'amministrazione del rapporto: cedolino finale, trattamento di fine rapporto, comunicazioni obbligatorie, conteggi. La procedura, la contestazione e il contenzioso sono materia legale e richiedono un avvocato, perché nei licenziamenti conta più la forma del merito: un licenziamento con ragioni fondate ma con una procedura sbagliata può essere dichiarato inefficace o illegittimo.

La legge disegna i confini. Gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza e assistenza, quando non li cura il datore, sono riservati ai consulenti del lavoro e ad alcune altre professioni (L. 12/1979). La difesa davanti al giudice del lavoro è riservata agli avvocati. In mezzo c'è la zona in cui le aziende sbagliano più spesso: la scelta del tipo di licenziamento, la lettera e la contestazione.

Tabella: le sei fasi e chi può fare cosa

FaseCosa succedeConsulente del lavoroAvvocato
1. Scelta del tipo di licenziamentoGiusta causa, giustificato motivo soggettivo o oggettivo, superamento del comporto: cambiano procedura e rischiInforma sui conteggi e sui costi di cessazioneSceglie il tipo in base ai fatti e alle prove, valuta i rischi e le alternative
2. Contestazione disciplinareLettera di contestazione dell'addebito, 5 giorni per le giustificazioni, eventuale audizione (art. 7 L. 300/1970)Fornisce i dati sul rapportoScrive la contestazione in modo specifico e tempestivo, gestisce l'audizione
3. Lettera di licenziamentoComunicazione scritta con i motivi (art. 2 L. 604/1966); per il motivo oggettivo, nei casi previsti, procedura preventiva davanti all'Ispettorato (art. 7 L. 604/1966)Predispone cessazione, comunicazioni obbligatorie, conteggi finaliScrive la lettera, verifica preavviso e procedura preventiva
4. ConciliazioneAccordo in sede protetta: sindacale, Ispettorato, commissione di certificazionePuò assistere l'azienda (art. 7, comma 5, L. 604/1966)Imposta la trattativa, scrive l'accordo e le rinunce, verifica che sia inoppugnabile
5. Impugnazione del lavoratore60 giorni per impugnare, poi 180 per il ricorso (art. 6 L. 604/1966)Fornisce la documentazioneRisponde all'impugnazione e prepara la difesa
6. GiudizioRicorso davanti al giudice del lavoroNon può rappresentare l'aziendaDifende l'azienda in giudizio

Nelle fasi 1, 2, 3 e 6 l'intervento dell'avvocato decide l'esito. Nella fase 4 i due professionisti lavorano insieme: il consulente conosce i conteggi, l'avvocato scrive un accordo che regge.

Gli errori di procedura che costano di più

Questi sono gli errori più frequenti nelle pratiche di licenziamento, e quasi tutti nascono prima che la lettera parta.

  1. 01Licenziamento orale o senza motivi. La legge richiede la forma scritta con l'indicazione dei motivi; senza, il licenziamento è inefficace (art. 2 L. 604/1966). Un "da domani non venire più" detto a voce non chiude il rapporto e apre una causa.
  2. 02Contestazione generica o tardiva. Nel licenziamento disciplinare la contestazione deve descrivere i fatti con precisione e arrivare in tempi ragionevoli dai fatti stessi. Una contestazione vaga o inviata mesi dopo indebolisce tutto ciò che segue.
  3. 03Sanzione prima dei 5 giorni. Dopo la contestazione scritta il lavoratore ha almeno 5 giorni per giustificarsi, e può chiedere di essere sentito. Licenziare prima della scadenza viola l'art. 7 dello Statuto dei lavoratori.
  4. 04Motivo oggettivo senza procedura preventiva. Nei casi in cui si applica, il licenziamento per giustificato motivo oggettivo richiede prima una comunicazione all'Ispettorato e un tentativo di conciliazione davanti alla commissione provinciale, con convocazione entro 7 giorni e chiusura entro 20 (art. 7 L. 604/1966). Saltarla è un errore di procedura.
  5. 05Motivo oggettivo senza verificare le alternative. Prima di licenziare per soppressione del posto, l'azienda deve aver verificato se poteva ricollocare il lavoratore in altre mansioni. È un'elaborazione dei giudici, e in causa l'onere della prova è del datore.
  6. 06Comporto calcolato male. Il licenziamento per superamento del periodo di malattia richiede un conteggio esatto dei giorni secondo il contratto collettivo. Un errore di pochi giorni lo rende illegittimo.
  7. 07Accordo di conciliazione fuori dalla sede protetta. Una rinuncia firmata in azienda, senza sindacato, Ispettorato o commissione di certificazione, può essere impugnata entro sei mesi. L'accordo va firmato nella sede giusta.

Quando coinvolgere l'avvocato: prima della lettera

Il momento utile è quando decidi di interrompere il rapporto, prima di qualsiasi comunicazione al dipendente. A quel punto l'avvocato può ancora scegliere il tipo di licenziamento, impostare la contestazione e valutare se conviene una conciliazione. Dopo che la lettera è partita, può solo difendere ciò che è stato scritto.

Cosa portare al primo incontro:

  • contratto di assunzione, livello e contratto collettivo applicato;
  • data di assunzione, perché decide il regime: tutele crescenti per gli assunti dal 7 marzo 2015 (D.Lgs. 23/2015), regime precedente per gli altri;
  • numero di dipendenti dell'azienda, perché sopra i 15 cambiano le tutele;
  • i fatti, con date, email, richiami precedenti, testimoni;
  • per il motivo oggettivo, il motivo organizzativo e le mansioni disponibili in azienda.

Con il fascicolo completo, l'avvocato ti dice entro pochi giorni quale strada ha meno rischi e quanto può costare. In Iusful, nell'area Lavoro e persone, nelle prime 48 ore sai cosa comporta la procedura e quanto costa; poi i tempi li detta la procedura stessa. L'avvocato segue la contestazione, la trattativa con il dipendente e l'accordo fino alla firma, mentre il tuo consulente del lavoro continua a gestire cedolini e comunicazioni. Il preventivo arriva scritto, prima di partire, come per ogni pratica singola.

I termini da tenere a mente

Dopo la lettera, il calendario lo detta la legge.

  • 60 giorni dalla ricezione della lettera: il lavoratore può impugnare il licenziamento con qualsiasi atto scritto, anche una lettera del sindacato (art. 6 L. 604/1966).
  • 180 giorni dall'impugnazione: deve depositare il ricorso in tribunale o chiedere la conciliazione o l'arbitrato, altrimenti l'impugnazione perde efficacia.
  • 60 giorni dal rifiuto della conciliazione o dell'arbitrato: termine per depositare il ricorso, se la via conciliativa non ha funzionato.

Finché i termini non sono scaduti, tieni il fascicolo pronto: contestazione, giustificazioni, lettera, prove di consegna, conteggi. È il materiale su cui l'avvocato costruisce la difesa se arriva il ricorso, ed è lo stesso che serve per chiudere un accordo.

Domande frequenti

Può predisporre gli adempimenti che la accompagnano, come le comunicazioni obbligatorie e i conteggi finali. Il contenuto della lettera, cioè il tipo di licenziamento e i motivi, è una scelta legale con conseguenze in giudizio: se i motivi sono assenti o sbagliati, il licenziamento è inefficace o illegittimo. Per questo la lettera va impostata con un avvocato, soprattutto nei licenziamenti disciplinari e per giustificato motivo oggettivo.

No. Davanti al tribunale la difesa tecnica è riservata agli avvocati. Il consulente del lavoro può assistere l'azienda nelle sedi di conciliazione, sindacale o davanti all'Ispettorato, e nella negoziazione assistita insieme all'avvocato. Se il lavoratore deposita il ricorso, serve un avvocato.

Sessanta giorni dalla ricezione della lettera per impugnarlo con un atto scritto, anche tramite il sindacato, e altri 180 giorni per depositare il ricorso in tribunale o chiedere la conciliazione o l'arbitrato (art. 6 L. 604/1966). Passati i 60 giorni senza impugnazione, il licenziamento non è più contestabile. Fino ad allora conviene tenere il fascicolo completo e pronto.

Dipende dal regime del lavoratore. Per gli assunti dal 7 marzo 2015 il licenziamento illegittimo si risolve di regola con un'indennità che la legge misura in mensilità, con un minimo e un massimo che dipendono dall'anzianità e dalla dimensione dell'azienda. Per gli assunti prima, in aziende sopra i 15 dipendenti, resta possibile anche la reintegrazione. A questo si aggiungono le spese legali di entrambe le parti.

Spesso sì, se il licenziamento ha margini di contestazione. La conciliazione in sede protetta, cioè sindacale, davanti all'Ispettorato o davanti a una commissione di certificazione, chiude la vertenza con un accordo che il lavoratore non può più impugnare. Per gli assunti dal 7 marzo 2015 la legge prevede anche un'offerta di conciliazione con un importo esente da tasse e contributi, da fare entro il termine di impugnazione.

Redazione Iusful
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